drammaturgia Katia Ippaso e Marco Andreoli
regia Arturo Armone Caruso
con Luisa Marzotto (La Madre), Aldo de Martino (il Nonno), Giulio Pranno (Il Figlio)
e con la voce di Roberto Latini
scene Fabio Vitale
costumi Roberto Conforti
organizzazione e produzione esecutiva Fabrizio Ciotti

venerdì 8 settembre ore 21.00
Roma, Palazzo Venezia

Hikikomori, testo di Katia Ippaso e Marco Andreoli, è il primo capitolo di una Trilogia sul Giappone contemporaneo. Ideato da Katia Ippaso, il progetto comprende tre diversi titoli - Hikikomori, Doll is Mine ed Evaporati - concepibili e rappresentabili anche in forma del tutto autonoma.
Hikikomori è il nome che si dà ad un fenomeno diffuso nel Giappone contemporaneo: la volontaria reclusione degli adolescenti (quasi due milioni) che smettono di andare a scuola e si ritirano nelle loro stanze, dialogando solo con il video e a volte neanche con quello. Molti si lasciano morire. Anche in Italia il fenomeno comincia ad essere molto diffuso e si parla di quasi 100.000 ragazzi, i «senza voce», che hanno smesso di avere qualunque rapporto con i mondo esterno.
Sono tre i personaggi di questa pièce: il Figlio, la Madre e il Nonno. Il Figlio è un adolescente problematico che vive con dolore il sistema autoritario e repressivo messo in piedi dal Padre, personaggio fuori campo che è presente solo come oscura minaccia. La Madre è l’unica persona che entra in contatto con il Figlio. Tra di loro, un combattimento feroce e struggente, in cui si alternano momenti di autentica violenza psicologica e fisica e momenti di abbandono radioso. Il Nonno, infine, è un fantasma che viene a far visita al Figlio, nella stessa stanza in cui tanti anni prima anche lui fu rinchiuso.
Rivisitazione contemporanea della Metamorfosi di Franz Kafka (alcuni estratti del celebre racconto verranno riascoltati nell’interpretazione di Roberto Latini), Hikikomori è un dramma a porte chiuse che racconta la pressione di una società, la nostra, in cui i figli esprimono in una forma drammatica, estrema, il loro disagio. Il finale porta ad una inversione rispetto all’epilogo del racconto di Kafka. Alla fine, la Madre lascerà al ragazzo la possibilità di evadere, prendendo su sé la colpa e la follia, rinchiudendosi dentro quella tana destinata a prendersi le anime dei puri.

Arturo Armone Caruso
Regista, attore, traduttore, Arturo Armone Caruso vive e lavora tra l’Italia e la Francia. L’essenziale della sua attività artistica si è svolto in Francia, dove è stato allievo di Jacques Lecoq dal 1980 al 1983, ma aveva già fondato a Napoli, insieme a Enzo Scala, la sua prima compagnia di teatro, Perhaps - Teatro Corpo Immagine, nel 1978. Tra il 1978 e il 1987, con Perhaps - Teatro Corpo Immagine, opera in quanto attore e regista per gli spettacoli della compagnia orientandosi verso una forma di teatro scritto sul palcoscenico in cui teatralità, corpo, voce, arti plastiche dominano sugli aspetti testuali. Partecipa alla Biennale Teatro di Venezia nel 1982. A partire dal 1987, esauritasi l’esperienza della Compagnia Perhaps, fonda in Francia una nuova compagnia teatrale, Théâtre à Propos, avvicinandosi, attraverso i testi di autori italiani contemporanei, al teatro di parola. Traduce e mette in scena in Francia diversi testi di Enzo Moscato (Pièce Noire, Compleanno, Luparella, Partitura, Ragazze sole con qualche esperienza, Teatri del Mare, Aquariun Ardent, Sull’ordine e il disordine nell’ex macello pubblico) ma anche testi di Annibale Ruccello, Ruggero Cappuccio e Francesco Silvestri. Cura spettacoli e mises en espaces al Théâtre National de la Colline, Théâtre du Rond Point, Théâtre de la Main d’or, Odéon, théâtre de l’Europe, La Mousson d’hiver, La Mousson d’été, Théâtre 71, Centre dramatique National de Reims, Théâtre de la Bonne Graine. Collabora in Francia, all’inizio degli anni 90, con L’Istituto del Dramma Italiano di Ghigo de Chiara e Mario Moretti partecipando alle diverse iniziative condotte dall’Istituto. Co-dirige, alla fine degli anni 90 nel quartiere di Bastille a Parigi, il Théâtre de la Bonne Graine, proponendo un’esperienza di teatro poetico a stretto contatto con le realtà di quartiere. Si interessa anche ad alcuni autori “classici” mettendo in scena testi di Pirandello, Campanile, Pasolini e Casanova. Dopo essersi allontanato dalle scene per una decina di anni, ritorna al teatro nel 2012. È attualmente membro del comitato italiano della Maison Antoine Vitez, in Francia, dove ha fondato di recente la sua nuova Compagnia teatrale: “Ressources Humaines”. È stato premiato dal Centre National du Théâtre (Ministero francese della Cultura) nel 2014, per la sua traduzione di Doll is mine di Katia Ippaso, che metterà in scena il prossimo anno.

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